Transizione 4.0, cosa c’è da sapere

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La nuova politica industriale italiana, la Transizione 4.0

La nuova politica industriale italiana, la Transizione 4.0

Una spinta per ripartire

con le disposizioni inserite nella Legge di bilancio 2020, molte delle agevolazioni per le aziende che investono in innovazione sono cambiate. Primo fra tutti, l’iperammortamento e superammortamento, vengono sostituiti dai crediti di imposta. Inizialmente la dotazione prevista per il Piano nel PNRR era di 21,7 miliardi a dicembre 2020, mentre ancora a metà aprile 2021 era 18,8 miliardi di euro. Con il passaggio in Consiglio dei ministri nel weekend del Giorno Della Liberazione, però, la dotazione è scesa a 13,97 miliardi di euro. Il 27 aprile, il Governo ha reso nota la tabella di ripartizione del Fondo complementare, cioè risorse dello Stato che si aggiungono nel PNRR ai fondi europei di NextGeneration UE: per Transizione 4.0 sono stati previsti altri 4,48 miliardi di euro, per cui la dotazione totale ammonta a 18,45 miliardi di euro. Pur essendo un piano è biennale la decorrenza delle misure è stata anticipata al 16 novembre 2020, per beni che si possono ricevere fino al giugno 2023. Le aliquote dei crediti di imposta variano a seconda della categoria di beni i cui costi si vogliono compensare. Gli obiettivi sono lo stimolo degli investimenti privati, per cui sono state maggiorate le aliquote, ma anche dare stabilità alle diverse categorie con misure pluriennali e ampie.

Che cos’è il Piano Transizione 4.0?

Il Piano Transizione 4.0 sostituisce i precedenti Impresa 4.0 e Industry 4.0 e rappresenta l’indirizzo di politica per la imminente transizione industriale italiana. Consiste sostanzialmente in un’unica misura, con aliquote differenti per diverse categorie di beni. Il nuovo credito di imposta previsto dal Piano Transizione 4.0 sostituisce dal 2020 le misure disponibili fino all’anno scorso. Nello specifico sono disponibili per gli imprenditori una serie di agevolazioni tra cui:

Il credito di imposta per beni 4.0 calcolabile come segue:

  • 40% per investire fino a 2,5 milioni di euro
  • 20% per investire tra 2,5 milioni e 10 milioni di euro.
  • Oltre i dieci milioni di euro non sono previste misure.

Per i beni strumentali invece è stata creata una misura del credito di imposta al 6% per investire fino a 2 milioni di euro. È prevista inoltre una misura specifica per i beni immateriali, in particolare i software: qui il credito di imposta è pari al 15% per investimenti con tetto fino a mezzo milione di euro.

Per quanto riguarda invece la Ricerca e Sviluppo, i crediti sono imposti come segue:

  • 12% fino a 3 milioni di euro di investimento per R&S – Ricerca e sviluppo
  • 10% con investimenti fino un milione e mezzo di euro per progetti green e trasformazione digitale
  • 6% per investimenti fino a un milione e mezzo di euro in design
Le risorse disponibili

I nuovi incentivi pensati per il triennio coprono anche gli investimenti fatti a partire da novembre 2020, per tutto il 2022 con consegna dei beni fino a giugno 2023 in caso di pagamento anticipato dell’acconto. È prevista anche la fruizione dei crediti in tre anni e non in cinque anni. Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, l’idea emersa a novembre 2020 era quella di permettere alle PMI con ricavi fino a 5 milioni di usufruire del credito di imposta per beni strumentali in un anno invece che in tre anni. A gennaio 2020, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato una comunicazione con cui precisa alcune regole per usufruire dei crediti di imposta del Piano Transizione 4.0. Innanzitutto, l’ente spiega che gli investimenti devono essere fatti da aziende che si trovano in Italia, tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2020, oppure fino al 30 giugno 2021 ma solo se entro il 31 dicembre 2020 è stato accettato l’ordine e sia stato pagato il 20% del costo. L’Agenzia delle entrate spiega inoltre che il credito di imposta concretamente sarà fruibile tramite compensazione con il modello F24.

Si ringraziano i Relatori Enrico Panzuti Bisanti e Roberto Brusadin

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