Il metodo Agile: come rendere il tuo workflow più efficiente

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La filosofia agile: perché applicarla e come

La filosofia agile: perché applicarla e come

Parola chiave: agilità

Nonostante la forte accelerazione tecnologica caratterizzi il mondo in cui viviamo, il periodo di reazione fra l’avvento di una nuova tecnologia e la sua gestione ottimale va sempre più dilatandosi. I motivi di tale discrepanza sono da ricercarsi nella differente velocità di cambiamento dei i processi cognitivi di management rispetto alla tecnologia stessa. Storicamente, tempistica e progettualità venivano gestiti con un metodo “a cascata” – waterfall, in inglese -, che vedeva una composizione molto lineare delle varie fasi delle attività aziendali, mentre oggi le complessità di gestione sono aumentate ad un livello tale da non essere più gestibili in maniera “classica”. Nata all’inizio del 2000 da alcune tra le menti informatiche più brillanti dell’epoca, il metodo Agile sta modificando i processi di gestione aziendale che abbiamo conosciuto fino ad ora: rappresenta un metodo ottimale di gestione del progetto per coloro che vorrebbero massimizzare velocità e flessibilità per soddisfare le esigenze dei clienti, migliorando costantemente le prestazioni. L’applicazione dei principi Agile ai processi aziendali interni di un’impresa è molto più semplice, in realtà, di quanto sembri.

La base di tutto: L’Agile Manifesto

Le regole basilari sono contenute in un documento – l’Agile Manifesto – redatto ad Aprile del 2001 a Snowbird, Utah. Il documento consta di quattro principi tanto semplici quanto fondamentali, in qualche modo diametralmente opposti a quelle che potrebbero essere le logiche di realizzazione di sistemi software:

  1. Gli individui e le interazioni, più che i processi e gli strumenti
  2. Il software funzionante, più che la documentazione esaustiva
  3. La collaborazione col cliente, più che la negoziazione dei contratti
  4. Rispondere al cambiamento, più che seguire un piano

Fermo restando il valore riconosciuto delle voci destra, quelle che vengono considerate più importanti sono quelle a sinistra. Allontanandosi dal digitale, ogni progetto gestito in azienda può avvalersi dei benefici portati da questo nuovo modo di pensare.  Da qui nasce una rivisitazione delle tradizionali modalità di gestione progettuale (Agile Project Management), che oggi vedono nell’Agile un forte stimolo per ripensare pratiche e strumenti non più al passo con i tempi attuali. È quindi il processo di digitalizzazione il driver fondamentale dell’Agile, che vede la sa realizzazione in tutto quello che, al giorno d’oggi, viene sempre più attirato nel Digital Vortex.

Agile: i principi fondamentali

Nella metodologia Agile non si pianifica né si progetta un progetto in anticipo. Al contrario, il processo si evolve in cicli iterativi e auto-nutritivi. I principi fondanti della metodologia Agile sono molteplici:

  • Principio logico: durante un processo o un progetto il contesto cambia in continuazione e dunque occorre poter cambiare continuamente approccio, attraverso momenti di continui stop and go.
  • Principio di approccio al rischio/opportunità: bisogna usare continuamente una scala di probabilità (dall’”Impossibile” allo “sta accadendo”) per comprendere l’ubicazione temporale del progetto.
  • Principio di comunicazione non programmabile. La comunicazione deve essere “pervasiva” Una comunicazione che fluisce in modo continuo, anche se casuale, consente a tutti i partecipanti al progetto di acquisire velocemente ciò che serve loro.
  • Principio della trasformazione digitale: l’uso dell’informatica sottende un accurato studio di come funziona l’organizzazione per adattare a questa la trasformazione digitale. Creare quindi la “superintelligenza” fatta di intelligenze singole che si connettono è il metodo più veloce per giungere a destinazione.
  • Principio della motivazione: sentirsi parte di un progetto può creare la spinta motivazionale a collaborare verso il raggiungimento dell’obiettivo comune.
  • Principio del ritmo: il ritmo è fonte di motivazioni; al pensiero si concatena la commistione fra razionalità e irrazionalità. Segue l’empatia, la relazione e le emozioni che si vengono a creare tra la progettazione e l’implementazione. Infine, a questi si accoda l’azione e la possibilità di misurare la coerenza tra l’idea e l’azione. Dal risultato ottenuto rispetto all’idea progettuale nasce l’energia, il ritmo per procedere verso i successivi step.
Il metodo SCRUM

Esistono tantissime metodologie diverse di approccio all’Agile. Quella di gran lunga più diffusa è quella SCRUM, che nasce addirittura alla fine degli anni ’80 dall’esperienza di Ken Schwaber e Jeff Sutherland (due dei 17 firmatari del Manifesto Agile).

SCRUM prende il nome dalle mischie del rugby, dove tutti gli uomini spingono insieme nella stessa direzione. Questo è il principio alla base di SCRUM: fare in modo che tutti i membri del team lavorino coordinati verso il medesimo obiettivo. La base è sicuramente lo sprint work: ovvero delle iterazioni di breve durata ma dalla potenza altamente esplosiva, che spingono il team verso l’obbiettivo coordinato da un SCRUM Master. Questa metodologia può sembrare caotica, ma paradossalmente permette al team non solo di tenere sotto controllo il lavoro – perché analizzato più e più volte – ma anche di tenere aggiornati i clienti e soddisfare le loro aspettative anche in corso d’opera, senza per questo inficiare la capacità di sviluppo del team. Questo approccio permette di definire inoltre molto chiaramente le priorità di un prodotto, evitando di realizzare funzionalità non utili, e di inserire metriche precise per verificare l’andamento del progetto e dare massimo controllo su quello che viene realizzato. Oltre a essere applicato ai singoli team di sviluppo, lo SCRUM può essere utilizzato anche da unità più ampie, coordinando il lavoro di diversi team all’interno della stessa organizzazione. Per questo obiettivo esistono diverse metodologie: le più note sono SAFe (Scaled Agile Framework), Less (Large Scale SCRUM), Scrum of Scrum, DaD (Disciplined Agile Delivery) e Nexus.

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Si ringrazia il relatore Stefano Sedda.

 

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